(pag.77) “« L’occhio gli cadde sul
patetico surrogato di macchina antincendio messo a disposizione dalla direzione:
un carrello per il carbone riempito d’acqua al quale era stata legata una pompa
da azionare manualmente. Non era del tutto inutile: Billy l’aveva visto
utilizzare dopo quella che i minatori chiamavano la “vampata”, cioè quando una
piccola quantità di grisù appena sotto il cielo della galleria prendeva
improvvisamente fuoco e tutti si buttavano a terra. A volte la vampata
accendeva la polvere di carbone sulle pareti e quindi bisognava spruzzarvi sopra dell’acqua.
«Portiamoci dietro il carrello antincendio.»”
Blog realizzato come approfondimento per il corso di Storia della Tecnologia al Politecnico di Torino con lo scopo di analizzare elementi di tecnologia presenti in un classico della letteratura (romanzo storico).
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domenica 6 aprile 2014
I “respiratori”
pag.77) “«I respiratori sono fuori dall’ufficio dei capisquadra.» Billy lo sapeva. Era un’innovazione richiesta dal sindacato e resa obbligatoria dalla Legge sulle miniere di carbone del 1911. «L’aria al momento non è irrespirabile.»
«Magari dove sei tu, ma più in là potrebbe essere peggio.»
«Bene.» Billy riagganciò.
Ripeté a Tommy e a Pat le parole del padre. Pat indicò una fila di armadietti di latta nuovi. «Le chiavi dovrebbero essere in ufficio.»
Billy corse nell’ufficio, ma non vide chiavi. Immaginò che fossero appese alla cintura di qualcuno. Guardò di nuovo la fila di armadietti, ognuno con l’etichetta RESPIRATORE. «Hai un palanchino, Pat?»
L’uomo, che aveva una borsa dei ferri per piccole riparazioni, gli porse un solido cacciavite. Billy forzò in fretta il primo armadietto.
Vuoto.
Guardò incredulo.
«Ci hanno imbrogliato!» esclamò Pat.
«Bastardi capitalisti!» imprecò Tommy.
Billy ne forzò un altro. Vuoto anche quello.
Li aprì tutti con furia selvaggia; voleva smascherare la disonestà della Celtic Minerals e di Perceval Jones.
«Ce la faremo anche senza» disse Tommy.”
«Ce la faremo anche senza» disse Tommy.”
Incendio in miniera e ventole reversibili
(pag.78) “La galleria bruciava. Lingue di
fuoco si alzavano dal pavimento e dalle pareti. Una manciata di uomini si
teneva ai bordi dell’incendio: sembravano anime di dannati stagliate contro il
bagliore dell’inferno. Uno batteva inutilmente una coperta contro
una catasta di legno in fiamme. Altri
urlavano. In lontananza, appena visibile, c’era un treno di carrelli. Il fumo
aveva uno strano odore di carne arrostita, e con un senso di nausea Billy si
rese conto che probabilmente proveniva dal pony adibito al traino. […]Di lì a
poco si accorse che il sistema di ventilazione della miniera che faceva
circolare l’aria verso il basso lungo Tisbe e verso l’alto dentro Piramo stava
spingendo fuoco e fumo nella sua direzione. Non appena ne avesse avuto la
possibilità, avrebbe detto a quelli in superficie di invertire le ventole. Le
ventole reversibili erano ormai obbligatorie, un’altra norma della leggedel 1911.”
Il telefono nelle miniere
(pag.73-74) “Si rivestirono, agganciarono
le lampade alla cintura e corsero verso il pozzo di ventilazione, chiamato
Piramo. Il caricatore a quel livello era Dai Braciola. «La gabbia non arriva!»
disse terrorizzato. «Non faccio altro che suonare e risuonare il campanello!»
La sua paura era contagiosa e Billy
dovette reprimere un’ondata di panico. «E il telefono?» domandò poco dopo. Il
caricatore comunicava con il suo collega in superficie per mezzo di segnali con
il campanello elettrico, ma di recente su entrambi i livelli erano stati
installati telefoni per mezzo dei quali ci si poteva mettere in contatto con
l’ufficio del direttore Maldwyn Morgan.”
[foto: news.bbc.co.uk Esempio di telefono utilizzato tra
il 1890 e il 1930]
Il “chiusino”
(pag.34) “Billy sentì un boato. «Nel
chiusino» ordinò Price.
«Come?» Billy guardò per terra. Il
chiusino era una caratteristica delle strade cittadine, ma sul pavimento della
galleria non si scorgeva altro che i binari per i vagoni. Alzò gli occhi e vide
un pony trottare verso di lui, poi accelerare giù per la discesa trainando un
treno di carrelli.
«Nel chiusino!» urlò Price.
Billy continuava a non capire, ma si rese
conto che la galleria era poco più larga dei carrelli, per cui sarebbe stato
schiacciato. Poi Price sembrò sparire dentro il muro.
Billy mollò la pala e si voltò per correre
nella direzione da cui era venuto. Cercò di guadagnare terreno rispetto al
pony, che però sembrava avanzare sorprendentemente in fretta. A quel punto notò
una nicchia ricavata nella parete, alta come tutta la galleria, e ricordò di
aver visto nicchie del genere, senza farci troppo caso, a una distanza di circa
venti metri l’una dall'altra. Dovevano essere quelle che Price chiamava
“chiusini”. Vi si lanciò dentro, e il treno passò sferragliando.”
Rinforzi delle gallerie e impianto antincendio
(pag.33) “La galleria era arcuata e il
soffitto rinforzato da supporti curvi di acciaio. Un tubo da cinque centimetri
di diametro correva lungo la volta: probabilmente portava l’acqua. Ogni notte
le gallerie venivano innaffiate allo scopo di ridurre la polvere, che non solo
era nociva per i polmoni degli uomini – se il problema fosse stato solo quello,
la Celtic Minerals probabilmente non se ne sarebbe curata – ma costituiva anche
un rischio di incendio. Tuttavia il sistema di spruzzatori era inadeguato.
Secondo il papà era necessario un tubo da quindici centimetri, però Perceval
Jones non voleva spendere.
Dopo circa quattrocento metri svoltarono
in una galleria trasversale in salita. Era un passaggio più vecchio e più
stretto, con puntelli di legno anziché tubolari di acciaio, e Price doveva
chinare la testa dove il soffitto si
insellava.”
[foto: ilcapoluogo.globalist.it Soffitto rinforzato da supporti
d’acciaio (Marcinelle intorno
al 1950)]
I pompieri
(pag.32) “Quattro uomini aspettavano di entrare
nella gabbia per risalire in superficie. Ciascuno portava una valigetta di
cuoio, e Billy comprese che erano pompieri. Ogni mattina, prima che i minatori
iniziassero il turno, i pompieri rilevavano il livello del gas. Se la
concentrazione di metano era oltre il limite, ordinavano agli uomini di non
lavorare fintanto che le ventole di aerazione non avessero ripulito l’aria.”
[foto: nursemyra.wordpress.com Esempio di pompieri nei primi del ‘
900 (Pompieri di Sydney nel
1905)]
(link: storia dei pompieri e diverse uniformi)
La “gabbia”
(pag.30) “Sul lato opposto osservò
l’argano che faceva girare le grandi ruote sovrastanti. Getti di vapore
sfuggivano dal macchinario e i cavi sbattevano dentro le guide con rumori
simili a colpi di frusta. Si sentiva odore di olio bruciato. Quando la gabbia
vuota arrivò sferragliando, l’ingabbiatore addetto all'imboccatura tirò
indietro la grata. Rhys Price entrò nella gabbia seguito dai due ragazzi e poi
da tredici minatori: la capienza era infatti di sedici uomini. L’ingabbiatore
richiuse rumorosamente la grata.
Ci fu un momento di pausa in cui Billy si
sentì vulnerabile. Il pavimento sotto i piedi era solido, ma lui sarebbe potuto
scivolare facilmente tra le sbarre molto distanziate. La gabbia era appesa a un
cavo d’acciaio, tuttavia neppure quello era completamente sicuro: tutti
sapevano che un giorno del
1902 a Tirpentwys si
era spezzato il cavo portante e nella gabbia precipitata in fondo al pozzo
erano morti otto uomini. […]Il suono del campanello segnalò che il caricatore
aveva chiuso la grata in fondo al pozzo. L’ingabbiatore tirò una leva e suonò
un diverso campanello. Si udì un sibilo del motore a vapore, seguito da un
altro colpo secco.
La gabbia piombò nel vuoto.
Billy sapeva che scendeva in caduta libera
per poi frenare in tempo per un atterraggio morbido, ma nessuna informazione
preventiva l’aveva preparato alla sensazione di precipitare nelle viscere della
terra. Mentre i suoi piedi si sollevavano dal pavimento, non riuscì a
trattenere un urlo di terrore.”
[foto: m.wired.it ]
Le ventole di areazione
(pag.30) “Come la
maggior parte delle miniere, Aberowen aveva due pozzi verticali, con ventole
piazzate in modo da forzare l’aria verso il basso in uno e verso l’alto
nell’altro. I proprietari davano spesso nomi stravaganti ai pozzi, e questi si
chiamavano Piramo e Tisbe. Piramo era quello aerato verso l’alto, e infatti
Billy sentì salire da lì una corrente tiepida.”
Le ventole servivano a
far circolare l’aria nelle miniere, e in caso di incendio, se invertite,
impedivano di alimentarlo.
Le lampade dei minatori e il grisù
(pag.29) “I ragazzi lo seguirono nel
magazzino delle lampade. Il lampista consegnò a Billy una lustra lampada di
sicurezza di ottone e lui l’agganciò alla cintura come aveva visto fare agli
uomini.
A scuola aveva imparato tante cose sulle
lampade dei minatori. Tra i pericoli in miniera c’era il metano, il gas
infiammabile rilasciato dalle vene di carbone. Veniva chiamato “grisù” ed era
la causa di tutte le esplosioni sotterranee. Notoriamente nelle miniere del
Galles c’era molto gas. La lampada era progettata in modo ingegnoso per evitare
che la fiamma incendiasse il grisù. In pratica la fiamma cambiava forma in
presenza del gas, diventando più lunga, e questo costituiva un avvertimento
perché il grisù è inodore.
Se si spegneva, il minatore non poteva
riaccenderla da solo. Nel sottosuolo era infatti proibito avere fiammiferi, e
la lampada era chiusa in modo da scoraggiare la violazione della regola.
Bisognava portarla a una stazione di accensione, di solito alla base del pozzo,
e ciò a volte comportava una camminata di un paio di chilometri, ma ne valeva
la pena per evitare il rischio di un’esplosione sotterranea.
A scuola era stato detto ai ragazzi che
quel tipo di lampada dimostrava quanto i padroni delle miniere avessero a cuore
la sicurezza dei loro dipendenti, ma il papà aveva commentato: “Come se per i
capi non fosse un vantaggio evitare le esplosioni, l’interruzione del lavoro e
i danni alle gallerie”.
Presa la lampada, gli uomini si mettevano
in coda per la gabbia.”
Le fiamme libere erano troppo pericolose
nelle miniere. La presenza di grisù (o grisou, ovvero gas metano) all’interno
del sottosuolo provocava esplosioni disastrose all’interno delle gallerie.
Inoltre la polvere di carbone che impregnava l’aria e ricopriva ogni cosa, se
data alle fiamme, alimentava incendi difficilmente domabili.
Per questo attorno al 1815, sir Humphry
Davy mise a punto un tipo di lampada ad olio combustibile che, in presenza di
una più elevata presenza di gas metano, si spegnesse al posto di provocare la
combustione. Questa innovazione tecnologica ridusse di molto le esplosioni
nelle miniere, perché lo spegnimento delle lampade metteva in allerta i
minatori sul pericolo del gas che non poteva essere percepito in altro modo,
perché inodore.
Il disordine delle miniere
(pag.26) “La zona intorno alla bocca del
pozzo era disseminata di altre costruzioni, che sembravano lì per caso: il
magazzino delle lampade, l’ufficio della miniera, la fucina, i depositi. Tra
gli edifici serpeggiavano i binari del treno. Nella discarica si vedevano
carrelli rotti, vecchi pali spaccati, sacchi per mangime e cumuli di macchinari
arrugginiti e caduti in disuso, il tutto ricoperto da uno strato di polvere di
carbone. Il papà diceva sempre che ci sarebbero stati meno incidenti se i
minatori avessero tenuto le cose in ordine.”
L’autore del romanzo racconta anche del
disordine della miniera. Può essere interpretato come immagine del progresso
troppo violento che non riesce ad essere “assimilato” dai modesti minatori, che
evidentemente non ritenevano l'ordine un'esigenza necessaria delle attrezzature
come un vantaggio per se stessi.
Il montacarichi
(pag.26) “Oltre le case Billy vide il
castelletto del montacarichi, una torre sormontata da due grandi ruote che
giravano in senso opposto l’una rispetto all'altra per tirare i cavi preposti a
sollevare e abbassare la gabbia. Analoghe strutture all’ingresso delle miniere
si profilavano nella maggior parte delle città del Galles meridionale, così
come le guglie delle chiese torreggiavano sui villaggi contadini.”
I minatori
(pag.26) “Mentre si avvicinavano alla
torre di estrazione, le strade cominciarono a riempirsi di minatori, ciascuno
con la sua gavetta e la borraccia di tè. Erano tutti vestiti con abiti vecchi,
che si sarebbero tolti non appena raggiunto il posto di lavoro. Alcune miniere
erano fredde, ma quella di Aberowen era caldissima, per cui gli uomini
lavoravano con gli scarponi e i soli indumenti intimi, oppure in calzoncini di
lino grezzo chiamati “braghe”. Tutti portavano sempre un berretto imbottito
perché era facile battere la testa contro il soffitto delle gallerie, piuttosto
basso.”
[foto: georgianagarden.blogspot.com Minatori dell’epoca vittoriana]
Pony delle miniere
(pag.25) “A Tommy piacevano i cavalli, e
nella miniera viveva una cinquantina di pony, che tiravano lungo i binari i
carrelli riempiti dai minatori.”
"Due chiodi"
(pag.24) “Il papà gli consegnò due chiodi
da quindici centimetri, arrugginiti e un po’ curvi. «Mettili nella tasca dei
calzoni.»
«A cosa servono?»
«Lo capirai» rispose il papà con un
sorriso.”
(pag.35) “Sganciò la lampada dalla
cintura e si guardò intorno in cerca di un posto dove appoggiarla. Non c’era
niente che poteva fungere da piano. La posò per terra, ma lì non serviva quasi
a nulla. Allora ricordò i chiodi che gli aveva dato il padre: dunque era a
quello che servivano. Ne estrasse uno di tasca. Con la lama della pala lo
conficcò in una trave di legno e vi appese la lampada. Molto meglio. […]Nel
giro di pochi minuti si ritrovò fradicio di sudore e allora comprese a che cosa
serviva il secondo chiodo. Lo conficcò in un altro legno e vi appese camicia e
calzoni.”
[foto: http://www2.units.it/darwin/inghilterra.html Notare la funzione dei chiodi sulla
parete rocciosa sulla destra]
Gavetta
(pag.23) “La mamma sistemò la torta
in un contenitore di latta preso dalla credenza. Tagliò altri due pezzi di
pane, li cosparse col grasso d’arrosto, li salò e vi infilò anche quelli. Tutti
i minatori avevano una “gavetta” di latta perché, se avessero avvolto il cibo
in un tovagliolo, i topi glielo avrebbero mangiato prima della pausa di metà
mattina.”
[foto: http://www.worldwarforum.net/]
domenica 30 marzo 2014
Il villaggio di minatori di Aberowen
(pag.17) "Lo stesso giorno in cui Giorgio V fu incoronato nell'abbazia di Westminster a Londra, Billy Williams scese per la prima volta in miniera ad Aberowen, nel Galles meridionale.
Era il 22 giugno 1911, e Billy compiva tredici anni."
Il romanzo si apre il giorno del compleanno di uno dei protagonisti, data significativa dal punto di vista storico durante la quale fu incoronato Giorgio V d’Inghilterra.
Tuttavia il primo paesaggio che ci è presentato dall'autore è quello di un quartiere di minatori della cittadina gallese di Aberowen (inventata dallo scrittore).
[foto: www.trattoriaelim.it Miniera e villaggio gallese nel
1830]
(pag.18) “[…]Billy guardò fuori dalla
finestra. Non riuscì a vedere altro che un cumulo di scorie, una montagna
grigio ardesia di residui e scarti della miniera di carbone, costituiti
soprattutto da scisto e arenaria [… ] Non c’era neanche uno specchio. Una porta conduceva in cima alle scale,
l’altra costituiva l’unico accesso alla camera sul davanti, grande abbastanza
da contenere due letti. Ci dormivano i genitori di Billy e, anni prima, anche
le sue sorelle. La primogenita, Ethel, non viveva più con loro e le altre tre
erano morte: una di morbillo, una di pertosse e l’altra di difterite. C’era
stato anche un fratello maggiore, che divideva il letto con Billy prima
dell’arrivo del nonno. Si chiamava Wesley ed era stato ucciso sottoterra da un
carrello fuori controllo, uno di quei vagoncini su ruote che trasportavano il
carbone”.
Subito il lettore entra in contatto con i
degrado dei quartieri operai, costruiti dai proprietari di fabbriche e miniere
e dati in affitto ai lavoratori. Sono evidenti lo squallore del luogo (gli
scarti della miniera a ridosso delle abitazioni), i pericoli legati alle
malattie, che si propagavano facilmente in tale ambiente insalubre, e agli
incidenti sul lavoro.
(pag.19) “Quasi tutto il pianterreno era
occupato dal soggiorno, circa quattordici metri quadrati, con un tavolo al
centro, il caminetto su un lato e un tappeto fatto in casa sul pavimento in
pietra […] Andò in cucina, sul retro. Immerse un pentolino di latta nel
barile dell’acqua e, dopo essersi lavato il viso e le mani, lo svuotò nel basso
lavello di pietra. In cucina c’era una tinozza di rame sopra una griglia per il
fuoco, ma veniva usata solo la sera del bagno, cioè il sabato.
Era stato promesso che presto avrebbero
avuto l’acqua corrente, già presente nelle case di alcuni minatori. A Billy
pareva un miracolo che per prendere una tazza d’acqua fresca bastasse aprire il
rubinetto anziché andare con un secchio alla fontanella in strada. Ma l’acqua
non era ancora arrivata nelle abitazioni di Wellington Row, dove viveva la
famiglia Williams”.
Nelle grandi città industriali, la
differenze tra centro e periferia era evidente sotto il piano dell’ordine e dei
servizi.
Nei quartieri residenziali cominciava a
nascere l’urbanistica, che cercava di dare una pianta precisa alla città e un
aspetto esteticamente bello, mentre nella periferia le case sorgevano
ammassate, di solito case a schiera, piccole e troppo vicino alle fabbriche;
il principio di costruzione non era la
funzionalità, ma piuttosto l’economia degli spazi e del denaro, e non ci si
occupava di dare dei servizi obbligatori come le fognature e l'acqua corrente.
Con la nascita dell'Urbanistica,
specie nel periodo della seconda rivoluzione industriale si iniziano anche
delle operazioni di rimodernamento dei centri urbani. Negli ultimi
decenni del XIX secolo le amministrazioni delle grandi città iniziarono
infatti a pianificare interventi di ristrutturazione urbanistica su larga
scala, come ad esempio la grande trasformazione operata a Parigi durante il
Secondo Impero. Fu proprio per la necessità di mettere ordine e poter
controllare queste enormi caotiche aree urbane che si iniziò in tutti i paesi
industrializzati a sviluppare le reti stradali, fognarie e i servizi pubblici
in generale.
(pag.24) “Billy aveva imparato a scuola che Aberowen era stata un tempo la sede di un mercato che serviva i contadini delle colline circostanti. Dalla parte alta di Wellington Row si vedeva la vecchia zona commerciale con i recinti scoperti per il bestiame, l’edificio del mercato della lana e la chiesa anglicana, tutti sulla stessa sponda del fiume Owen, in realtà poco più di un torrente. Ora la linea ferroviaria tagliava la cittadina come una ferita, che terminava alla torre di estrazione. Le abitazioni dei minatori erano cresciute lungo i fianchi della valle: centinaia di case di pietra grigia con il tetto di ardesia del Galles di un grigio più scuro. Le lunghe file serpeggianti seguivano i contorni della montagna ed erano attraversate da strade più corte che scendevano a precipizio verso il fondovalle.”
L’autore fornisce una descrizione di questo paese ispirandosi alla conformazione delle località minerarie gallesi.
Da sottolineare la ferrovia che “ora tagliava la cittadina come una ferita”, rappresentata quindi come qualcosa di anomalo che aveva deturpato il paesaggio.
La presenza del treno rivoluzionò gli spostamenti e rese possibile, oltre che lo spostamento da città in città, il trasporto delle materie prime dal luogo di estrazione alla fabbrica. La ferrovia fu perno della rivoluzione industriale. Come vedremo in un post successivo, divenne determinante nella prima Guerra Mondiale per il rapido spostamento degli eserciti e delle armi.
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